La Cremazione nel Cristianesimo

croce_luceNel 1963, a seguito del Concilio Vaticano II, anche la Chiesa cattolica con l’istruzione Piam et constantem della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio ha ribadito l’invito ai vescovi di predicare l’inumazione, che è la pratica tradizionale della Chiesa.

Nel contempo però ha disposto che ai propri fedeli che scegliessero di farsi cremare possano avere la sepoltura ecclesiastica, a condizione che la loro scelta non derivi della negazione dei dogmi cristiani, da appartenenze a sette, dall’odio verso la religione cattolica o verso la Chiesa[2]. Nell’aprile del 2002 il cardinale Jorge Medina Estévez, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha annunciato la preparazione di un’apposita liturgia. Tuttavia, il Codice di Diritto Canonico sostiene nel canone 1176, che «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

La Cei in data 2 marzo 2012 ha presentato la seconda edizione italiana del “Libro delle esequie” che sancisce un “Si” condizionato alla pratica di cremare i defunti: le ceneri, per la Chiesa cattolica, devono essere conservate nei cimiteri e non dispersi in mare o altrove in natura né conservate in casa o in giardino. Il testo approvato dai vescovi sarà obbligatorio a partire dal 2 novembre 2012.

Invece la maggior parte delle chiese evangeliche e protestanti non solleva alcuna obiezione contro la cremazione. Le Chiese ortodosse, al contrario, la vietano in maniera assoluta, prediligendo l’inumazione.